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È giunco il momento,
che sopra ar busto ci metto
sempre un sottilissimo
tronchello d’ anima.
(È trovarmi lì). Attaccato.
E Lungo le sponde spoglie
dei corsi d’ acqua,
immerso,
mi bagnerei
della tua voce.
Potrei starmene al fresco
proprio nel cuore dei sottotasti
Al centro,
tra le tastiere mancanti
e lo schermo vuoto e piatto.
Per ore (e ora),
riempirmi di tele e riposarmi
al posto di-Pinto,
(a proposito questo batterista
ha le barchette magiche),
che sacra scena, che sarei
come /per un quadro, e un altro
ancora..
che non ti canto e suono/
ar busto non più dipinto…
Per ora posso solo questo assolo,
poi si vedrà il pezzo
da fare insieme
e anche il cammino.
Potremmo anche due pezzi,
un bikini,
o un costume intero.
Dentro la taglia
ci metteremo i piedi ammollo
e cammineremo insieme
sotto l’orizzonte,
ritagliandolo tra le onde
e gli scantinati capovolti:
Oplà, unduetrè trova..
La luce!
Che potrei provarle ovunque
le parole.
Persino in un ruscello,
a fuscello d' anima:
dalle armoniche alle chitarre,
dalle corde alle grancasse
(da morto)..
che potrei farti di tutto
( una volta morto),
ma è ri-arrangiarle da vivo
che devo riuscire
a non lasciargli cadere
le braccia e le penne
ma anche la mia pelle.
Vedrai:
sarà pellissima.
Non ridere -te ne prego-
perché anche Tu sarai
bellissima,
vedrai..
Saremo Nomadi e pure bambini,
del Clan destino i destinatari.
A proposito:
che ne pensi
di chiamarci
Red Hot Chili Pampers?
Come nome del group
non suona male.
Che vorrei suonarle
a pezzi di carne e viola
le nostre canzoni,
per cantarle di gusto e brio,
dedicarle magari a Giusto Pio,
tra violini zigani
e le zàgare della Bedda Sicilia,
che profumano tanto
di squarciagola.
Vorrei scriverle
per i cieli e per i mari..
E ridipingere tutte
le invibrabili sonde,
cercando di togliere colore
e calore..
ai parei, ai sembrava.
Tra le pareti
delle introvabili
di-stanze, millimetrarmi
E con soli cinque millimetrici
spazi, di
vibrarti
vibrarmi.
E vermiciarmi
e riverniciarmi ancora,
senza sosta,
su di un
pentagrammo a verso,
come una bella tavolozza
di vernici calde
e dei righelli di poesia.
Senza misura.
E cosi
appennellarmi,
tra le chiavi
appese,
sospeso come un la bemolle
a clara di sol
dentro una cava, aortica e artica..
e andare in là,
laddove esiste l’ irraggiungibile
bianco
d'un quintale dentro un grammo,
annota minima, come fossi
d' una melodia il punto.
L' Appunto.
E poi, a nota libera
coprire tutte le millemiglia
e roteando o rotolando
tra le milleleghe
che scorrono sotto i marmi,
a lapide,
del tempo. Intonarmi vita.
Che ci vogliono milleciglia
e sei milioni
di anni luce circa
per romperlo davvero
il muro coperto dalla noia.
Vorrei scrivere senza mai stancarti.
Da Roma fino a Van Gogh,
come quella famosa
canzone cantata
dal celebre pittore di Bangkok.
Non era lui? non era lei?
Non facevano così?
Ma chissenefrega..
Ora mi metto
a riascoltare la tua voce
e a scriverle addosso
canzoni,
come un sarto e basta.
Un grande salto e boh..
di qualità? Chilosà.
Mani e ma ne dubito.
Ma tu non esitare,
che ho proprio voglia
di girare il mondo
come di un girasole
o un thai olandese
mimo-volante.
Che ne dici Miscel?
Tulipani e canti
e io le scrivo.
Quando partiamo?